in Vivere altrove

Felicità è ritrovare il tempo

Felicità è. Iniziare l’estate con un concerto del Boss a Ginevra, un mercoledì di luglio. La pioggia che cade solo per dieci minuti, le chitarre tirate all’indietro, nel vuoto, come fossero arance. Because the night belongs to lovers.

Nessuno che spinge, molti che hanno i tappi nelle orecchie (!), e a sinistra del mixer, come per esaudire un desiderio inespresso, gli stessi amici del Palasport di un milione di anni fa. E l’ultima canzone, per la strada.

Felicità è. Partire per un’isola che sa di famiglia. Mangiare pesce fino a sentirsi spuntare le branchie. Fare il bagno in un’acqua che ti vedi le dita dei piedi nuotando. Schivare le capre sulla strada, gli aironi sulla riva dei laghi, i granchi tra gli scogli. Ascoltare il respiro profondo del mare e poter tirare finalmente il fiato, dopo mesi di apnea profonda. Felicità è. Camminare in montagna, lenti, su sentieri ripidi e poco battuti. Attaccarsi alla roccia con le mani, raggiungere il colle, sfilarsi gli scarponi, ricordarsi il nome di quei fiori rossi, mangiare cioccolato semi-sciolto una volta arrivati in vetta. Felicità è. Ritrovare il tempo, la voglia, il controllo e il pensiero, che alle volte sembrano beni troppo preziosi per farci caso.

Felicità è una cena tra amici sulle sponde del lago Lemano, a schiacciare zanzare, fissare cigni con la coda dell’occhio e dissertare, in ordine sparso, delle capacità cognitive dei primati, di serie televisive ossessivo-compulsive, ristrutturazioni incaute e pedagogie attive. Felicità è una corsa al tramonto tra le mucche, un cinema alle sei del pomeriggio, una cassa piena zeppa di verdure fresche dei contadini della zona, un margarita ghiacciato sulla sdraio, il sole che brilla su una trapunta colorata. Felicità è un casco nuovo, nero splendente, un mazzo di fiori gialli con un tocco di rosa, una strada piena di cavallette e la signora della parrocchia, che si chiama Bise, come il vento che soffia a Ginevra, che ti conferma il parcheggio per altri due mesi. Felicità è il singhiozzo, dopo che è passato.

Pubblicato su “La Stampa”, 6 Settembre 2013.

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