in Vivere altrove

La cultura delle lamentele

Sarà che ho appena finito di tradurre un libro di ricette sul Gruyère. E che, data l’acquisita familiarità con il Conte Guillaume (primo ad aver menzionato il noto formaggio nel 1115), la «morgia» (crosta brunastra del suddetto formaggio) e le mucche d’alpeggio (che mangiano erba DOP), penso di essermi conquistata sul campo la cittadinanza svizzera.

 Sarà che il processo d’integrazione avanza sotto-pelle più di quanto uno non sospetti. Ma ho una confessione da fare: comincio a non sopportare più il lamento degli Italiani che risiedono oltralpe. Non tutti, per carità. Ma molti. Troppi. Un continuo, petulante, a tratti isterico mugugno.

Nell’anno che ho trascorso in Mozambico ricordo che c’era l’ipocondriaco. Il cooperante, o il funzionario delle Nazioni Unite Italiano, passava una parte consistente del suo tempo ad enumerare, con visibile apprensione, fastidi, acciacchi e improbabili patologie africane. Se aveva il mal di gola pensava subito ad una tonsillo-tracheite altamente infettiva, se aveva il mal di testa non c’erano dubbi che si trattasse di malaria cerebrale.

Un’ansia da diagnosi in piena regola che, sotto sotto, mi inteneriva. Qui a Ginevra sono tutti d’improvviso meteoropatici. Sul tempo si concentra infatti l’unico genere di riflessioni condivise sul Paese che li accoglie, offrendo loro casa, scuola e lavoro. Ora è il freddo, ora la pioggia, la neve, il vento, l’umido, la nebbia. E magari vengono da San Benedetto Po! E il guaio è che dopo il clima, a valanga, viene tutto il resto: la scuola (Ah, la qualità della didattica Italiana… ), il costo della vita (hai visto quanto vogliono per una mozzarella?), la gestione della sanità (lo giuro! L’Italiano all’estero scopre d’improvviso il valore del ticket).

 Il direttore Calabresi l’ha ben spiegata in «Cosa tiene accese le stelle», la cultura delle lamentele. Ecco, quello stesso vittimismo che in patria cancella ogni possibilità di riscatto, spiace dirlo, ma molti se lo portano dietro anche quando cambiano nazione.

Pubblicato su “La Stampa”, 25 Ottobre 2013.

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