in Vivere altrove

L’anno delle cifre tonde

Finito, concluso, kaput. Game over. The end. Titoli di coda. L’annus horribilis ha finalmente tagliato il traguardo e quasi quasi faccio partire un applauso con tanto di ola collettiva e balletto finale. Che è vero che tutte le prove ti rendono una persona migliore, che le difficoltà ti temprano, e che le mancanze ti permettono di dare il giusto valore a ciò che hai. Però. Credo che adesso possa bastare. Grazie. Mi sento temprata abbastanza e vabbè che siamo tutti perfettibili, ma gradirei una pausa anche nella lunga marcia verso il miglioramento personale. Se posso permettermi.

Il duemilatredici è stato un anno di perdite e di scoperte, di ospedali e di siepi tagliate, di distanze e di conquiste, di tanti perché e poche risposte, molte delle quali, probabilmente, sbagliate.

Un anno di corse e di corsie, di apnee e di sussulti, di dubbi e di speranze, di poche risate schiacciate tra lunghi sospiri. Di bei discorsi, e ingombranti silenzi. Di frontiere e scarpate e sentieri. L’anno del disincanto. E delle storie, anche. Per fortuna. Lette in più di una lingua, ad alta voce. Storie in cui trovare rifugio. Storie di cui riempire la testa e nutrire l’animo. Per avere la forza di ripartire.

Dice un proverbio arabo: non abbassare le braccia, perché rischi che accada due secondi prima del miracolo. Ecco, il duemilatredici non è certo stato l’anno del miracolo. No. Quanto alle braccia, non sono neanche più tanto sicura di avercele ancora attaccate alle spalle.

Però, come diceva il signor Putzer, a Dobbiaco, circa un milione di anni fa, nel suo inconfondibile accento altoatesino: «Tutto ha un fine, tranne il salame che ce ne ha due». Sempre saggio, il signor Putzer, che di fini ne avrebbe certo messe due pure a questo anno, lui. Giusto per star sicuro.

L’anno che inizia, quello, è l’anno delle cifre tonde e dei numeri pari. I miei quarant’anni. I dieci anni di matrimonio. Gli otto anni di vita all’estero. Gli ottant’anni di mio padre. Il 30 per cento di impôts à la source…

Pubblicato su “La Stampa”, 17 Gennaio 2014.

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