in Vivere altrove

L’altro lato della guerra

La prima cosa che noti è il suo sguardo. Intenso, diretto, aperto, intrepido, schietto. Poi i capelli. Cortissimi, neri. Un po’ bianchi ai lati. Da ultimo la voce. Nitida, calda, riflessiva.

Sono nata e cresciuta in mezzo ai colori della guerra. Racconta. Il rosso del fuoco e del sangue. Il marrone della terra che ti esplode sulla faccia. L’argento dei proiettili che ti sfiorano il viso. Sono nata e cresciuta in mezzo ai suoni della guerra. Il boato delle esplosioni, il grido delle sirene, il pianto dei bambini, il frenetico sbattere d’ali degli uccelli impazziti nel cielo, il silenzio, assordante, dell’umanità. Zainab è irachena. Fuggita dal paese durante la guerra ha trascorso buona parte della sua vita rincorrendo i conflitti. Le guerre hanno tutte gli stessi colori. Hanno tutte gli stessi suoni. In Rwanda, in Sudan, in Afghanistan, in Congo, in Siria la paura ha lo stesso odore. La paura della morte, la paura di perdere i propri cari. La paura di perdere se stessi. Di morire dentro. “The feeling of loosing the I in me”. Così lo descriveva sua madre, prima di lei. Noi tutti dall’esterno vediamo le guerre contandone i morti e i feriti, segnando i fronti su una mappa, misurando le sanzioni, registrando le dichiarazioni, seguendo i droni sullo schermo. L’80% dei rifugiati nel mondo sono donne e bambini. Il 90% dei feriti nei conflitti moderni sono civili, il 75% donne e bambini. Cifre.

Quello che consumiamo ogni giorno è solo un lato della guerra. L’altro lato è quello che Zainab racconta, con tristezza, rabbia, indignazione, chiarezza e speranza, da quando ha la voce per parlare. Quello della madre che gioca alle ombre cinesi coi bambini sotto i bombardamenti, perché non si spaventino. Quello della maestra di musica che a Sarajevo, ogni giorno, per i 4 anni di assedio, sfida i cecchini per tenere aperta la scuola di musica agli studenti di pianoforte, di violoncello, di flauto. Quello della ginecologa somala che trasforma la sua casa in un asilo destinato ad accogliere oltre 90 mila sfollati. Il lato della vita che continua, nonostante la guerra attorno. Il lato delle donne. Donne normali, che le piazze del mondo non santificano. Donne eroiche. Donne in tempo di guerra.

Pubblicato su “La Stampa“, 23 Maggio 2014.

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